Quello che so è che in lei c'è la stoffa del maestro

 

                                                               Caro Maestro o, se preferisce, caro Nicosia, non sono un critico d'arte, e mi auguro di non diventarlo mai. Non perché abbia qualcosa contro la critica d'arte, ma perché ho molto contro i critici. Tramontati, forse per sempre, i tempi di Berenson e di Longhi, chi oggi giudica un dipinto o una scultura pensa più a chi la venderà che a chi l'ha prodotta, più al mercante che all'artista. Non sono un critico, quindi non riuscirò mai con linguaggio barocco e astruso, con parole ambigue e indecifrabili a spiegare al lettore, senza riuscirci, perché un quadro è bello o è brutto. lì mio è il giudizio di un profano, di un non addetto ai lavori, che pronuncia verdetti personalissimi, ma sinceri e onesti. Non devo rendere conto a nessuno, perché non sono al servizio di nessuno, non conosco mercanti, e varco la soglia di una galleria ogni morte di papa.

Nella sua, in corso Umberto, sono entrato per caso, dopo aver visto in una bacheca un paio di suoi ritratti. Ritratti di personaggi famosi, riconoscibili ma non ovvi, diversi dagli altri, ma con qualcosa in più degli altri. Non contento di questi saggi della sua bravura, ho voluto vedere altre opere, che me l'hanno confermata.

lo non so chi siano stati i suoi maestri. Quello che so è che in lei c'è la stoffa del maestro: sia quando dipinge che quando caricatura un VIP. Continui così, e se ne infischi dei critici. Qualunque cosa diranno di lei, la diranno sempre a ragion veduta. Una ragione che non mi piace, e di cui i più farebbero bene a vergognarsi.

Roberto Gervaso